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  senzafreni2lavendetta [ per chi non ha paura e per chi ne ha troppa ]
         

Get Stickam for Free.




ciò che appare,spesso non è....

...tutti siamo due di uno...

..abbiamo un pò paura...


...pensiamo troppo...

ecco quindi, l'ombra di SenzaFreni

...a parlarvi di Sentimenti...


...a 360°...(Web, il nostro Labpast)

...e attraverso le mie foto...

...farvi soffermare sui particolari...

...con occhi diversi (autoscatto).....

...senza chiuderli...MAI...(Roma)

...specialmente di fronte alla Realtà..

...alle Possibilità...



...alle Assurdità...

.....TUTTO QUESTO E'.....


Ovvero:
SenzaFreni
(anche conosciuta come: Apokalipse)








  


23 maggio 2018

Manuale del rivoluzionario 3.0 - di Emilia Urso Anfuso

Manuale del rivoluzionario 3.0 - versione e-book e cartacea


https://www.amazon.it/Manuale-rivoluzionario-Emilia-Urso-Anfuso/dp/1549573349/ref=sr_1_4?s=books&ie=UTF8&qid=1527104281&sr=1-4&dpID=31BLso0VBaL&preST=_SY264_BO1,204,203,200_QL40_&dpSrc=srch

L’idea di questo libro è maturata nell'autrice dopo anni di analisi della situazione nazionale e internazionale sotto il profilo politico ma anche economico e culturale. 

Valutando l’andamento dell’aspetto sociale, il livello di sfiducia dei cittadini, ma anche, il divario – enorme – tra la sfiducia dei cittadini verso le istituzioni e il bassissimo livello di capacità di concretizzare in qualche modo la ribellione popolare. 

Attenzione però: non troverete in queste pagine la ricetta per realizzare una bomba in casa o suggerimenti su come organizzare una manifestazione violenta: quel tipo di rivoluzione non è la soluzione ed è fallimentare. 

Lo insegna la storia, anche recente, delle rivoluzioni che sembravano aver acceso la miccia del cambiamento, e che invece sono state solo un segnale, mal riuscito, di una presa di coscienza su una situazione politica mondiale che sta mostrando platealmente le sue mire sempre più autoritarie, portate avanti attraverso il sistema economico e finanziario mondiale e politiche governative che abbattono costantemente i diritti civili in special modo delle classi medie.




23 maggio 2018

Anoressia mentale: conoscerla per guarire - di Emilia Urso Anfuso

Il mio recentissimo lavoro: "Anoressia mentale: conoscerla per guarire

Formato e-book e cartaceo

https://www.amazon.it/Anoressia-mentale-Emilia-Urso-Anfuso-ebook/dp/B07CJYSMKL/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1527103953&sr=1-1&dpID=41BZxFoXFsL&preST=_SY445_QL70_&dpSrc=srch

L'Anoressia mentale è una patologia subdola, che spesso i familiari non riescono a decodificare

Solo in Italia oltre 3.000 persone muoiono ogni anno, perché chi si ammala di Anoressia mentale riesce a procedere nel percorso di distruzione di sé, senza che gli altri comprendano cosa stia veramente accadendo.

La stessa autrice, giornalista e direttore responsabile - da 12 anni - del quotidiano di informazione online www.gliscomunicati.it - ha sofferto, diversi anni fa, di questo male e in forma molto grave: era arrivata a pesare 31 chili, ma grazie alla madre, che aveva le "antenne sempre all'erta", è stata in grado di uscirne.

In questo libro l'autrice ha voluto non solo spiegare cosa sia questa malattia, ma ha fornito anche elementi utili per chi si ritrova ad avere un familiare che ha un comportamento alimentare patologico

Non solo: fornisce anche qualche spunto di riflessione per chi ne soffre

Di Anoressia mentale non si guarisce mai completamente, ma se si esce dalla fase acuta, si può convivere con essa.




23 maggio 2018

"Violenza: manuale di prevenzione e autodifesa" - di Emilia Urso Anfuso

Il mio recente lavoro: "Violenza: manuale di prevenzione e autodifesa"

In formato e-book e cartaceo

https://www.amazon.it/Violenza-prevenzione-Emilia-Urso-Anfuso-ebook/dp/B077RV2YDJ/ref%3Dsr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1511806287&sr=1-1

Violenza sessuale, violenza psicologica, violenza economica, stupro, abuso: sono temi che ormai fanno parte delle cronache quotidiane nazionali. Purtroppo però, ciò che leggiamo non è un romanzo ma sono storie vere. 

La violenza, in ogni sua forma, è un criterio che va combattuto all'origine, ma servirebbe una rivoluzione culturale lunga e difficile da intraprendere. 

Che fare quindi? Come combattere e prevenire ogni forma di violenza? 

In questo libro, l'autrice spiega in maniera chiara e dettagliata, tutte le forme di violenza, ma non si limita a questo: fornisce anche consigli pratici sul comportamento da adottare e su come liberarsi di un rapporto violento oltre a informazioni utili sui centri antiviolenza, sulle leggi in vigore e sulla psicologia sia delle vittime che delle persone violente. 

Senza dimenticare che, in Italia, anche gli uomini sono vittime di violenza di ogni genere. 
Un'analisi schietta, reale, senza fronzoli e senza polemiche sterili, per affrontare davvero il problema e fare qualcosa di concreto.



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permalink | inviato da senzafreni2lavendetta il 23/5/2018 alle 19:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



23 maggio 2018

Italia: storia di un paese allo sbando

Editoriale di Emilia Urso Anfuso (Senzafreni)

Pubblicato sul quotidiano Gli sComunicati - www.gliscomunicati.it - e su Agoravox Italia

E’ davvero difficile, in questo periodo, scrivere qualcosa sulla situazione politica nazionale, che non sia già stata scritta. Almeno dalla sottoscritta. Avevo descritto in tempi non sospetti, come le elezioni del 4 Marzo si sarebbero rivelate un’inutile perdita di tempo, almeno per gli elettori.

Avevo scritto, sempre in tempi non sospetti, che nulla sarebbe cambiato, e che nessun “salvatore della patria” avrebbe modificato la situazione nazionale, che – in verità – sta per essere modificata, ma in peggio.

Il problema di chi vede le situazioni in tutta la loro grandezza, e in prospettiva, è sempre quello di vederle prima degli altri. Eppure, non serve certo la palla di vetro, per comprendere cosa accadrà, in special modo in una nazione come l’Italia, in cui non cambia mai nulla. Da decenni.

Come diceva Freak Antoni, artista e intellettuale nazionale: "Non c'è alcun gusto ad avere ragione in Italia".

Eppure, nonostante la situazione politica e socio economica nazionale, sia identica a sempre e peggiori sempre più, la maggior parte del popolo italiano crede, e spera. Personalmente, non sono più in grado di capire, o forse, di accettare questa modalità mentale.

Ok, diciamo che molta gente non ha un livello culturale tale da essere in grado di analizzare le vicende politiche. Ci sta. Diciamo anche, che molte persone preferiscono non guardare alla realtà. Non mi piace, ma ci sta.

Ma come si possa, dopo decenni di mala politica e di aberrazioni di ogni sorta, non vedere ciò che accade e si subisce, e di conseguenza reagire, mi appare sempre più incomprensibile.

L’italiano medio è affascinato dalle parole. Ama seguire la melodia delle bugie, sparate a 3.000 come una sorta di musica di sottofondo, in un orrido balletto propagandistico ormai unico tema centrale di una politica votata solo all’abuso di potere.

E’ tutto talmente palese, che – probabilmente – è insopportabile a molti prenderne atto. Non trovo altra spiegazione.

Cancelleremo la Legge Fornero”! “Daremo il reddito di cittadinanza”! “Cancelleremo le tasse”! “Ridaremo la vista agli orbi”! Ah, no…Questo l’ha detto qualcun altro, che la vista agli orbi – ci dicono – la restituì davvero, e come ringraziamento fu messo in croce. Tipico senso di riconoscenza umano.

Basta davvero poco per ammaliare certi italiani. Un paio di slogan ripetuti a martello, attraverso tutte le reti televisive. Facce sorridenti, di politici ormai avvezzi a prendere per il culo in ogni salsa. Anche se, mentre promettono mari e monti, sanno perfettamente che la verità è l’esatto contrario di ciò che dicono.

Situazione reale attuale: la Riforma Fornero non si può “cancellare”. Anzi. Sarà necessario dare un’ulteriore stoccata ai diritti dei lavoratori italiani. Ce lo chiede l’Europa? No! Ce lo chiede la politica nazionale, che da decenni fa gonfiare in maniera esponenziale il debito pubblico, e in cambio promette all’Europa che a pagare la mala amministrazione della cosa pubblica saranno quei fessi di italiani.

Il reddito di cittadinanza: non se ne parla più. Morto e sepolto. Ma è l’unica notizia positiva, in considerazione del fatto che, quello che voleva introdurre in Italia l’ex movimento, è la copia carbone della temibile Riforma Hartz tedesca, che ha messo in ginocchio il mercato del lavoro, in una Germania che, solo apparentemente, è migliore dell’Italia.

Abbatteranno le tasse e le imposte? Quando mai, anzi…si dovrà ricorrere a un ulteriore aumento dell’i.v.a. che arriverà al 25%, e non è cosa nuova: da qualche anno i governi, quello capitanato da Renzi in testa, giochicchiano al rimpiattino, chiedendo deroghe alla UE sul famoso pareggio di bilancio che non raggiungeremo mai, dal momento che lo Stato continua a costarci un occhio della testa, di spending review manco l’ombra e, di conseguenza, prima o poi dovremo pagare gli sfasci economici, ma con gli interessi.

Nel frattempo, da oltre due mesi paghiamo stipendi a tutti i parlamentari, che non stanno affatto lavorando per l’Italia e gli italiani, ma stanno semplicemente facendo melina, forse per abituare il popolo italiano ad attendere a lungo persino per la formazione di un governo – che l’avrebbero fatta a fare la Legge elettorale che lo consente altrimenti? – così che, una volta giunti alla decisione di comporne uno, in pochi si avrà voglia di analizzare che tipo di governo sarà chiamato a non governare il paese.

Si, hai letto bene: “Non governare il paese”. Perché è questo il punto che nessuno o quasi vuole ammettere: questa nazione non è governata, e non da due mesi, ma è letteralmente stata presa d’assalto da politici e politicanti, gente della strada strappata alla vita comune e messa da un giorno all’altro a decidere per la popolazione, o da delinquenti patentati che dovrebbero soggiornare nelle patrie galere e invece mangiano, gratis e a spese nostre, alla Bouvette.

E’ in atto, da tempo, un sistema dittatoriale contro gli italiani, che non si rendono ancora conto della durezza del regime che stanno subendo, perché per molti al criterio “regime dittatoriale” è legata ancora l’immagine del dittatore che impone con urla e strepiti.

Attenzione: le nuove forme dittatoriali, hanno criteri dissimili da quelli che abbiamo studiato sui libri di storia. I dittatori moderni sorridono a 32 denti mentre – dalle tv nazionali – sciorinano la mazzata quotidiana, svendendola per “soluzione perfetta per un popolo che aspetta”. E resterà ad aspettare, ma non certo la soluzione alle problematiche, sempre più stringenti, create ad hoc per affamare la fascia più estesa della nazione, quella classe media che ormai si avvicina sempre più alla fascia medio bassa, e che consente a pochi di diventare sempre più ricchi e sempre più potenti.

Ricapitolando: tutto ciò che sta per arrivare, non è cosa buona né giusta. Ricorderete questi tempi con nostalgia, ripercorrerete questo periodo come uno dei migliori degli ultimi anni. arriveranno nuove imposte e nuove imposizioni. La povertà avrà la meglio sui diritti civili. Le pensioni sono già un lontano ricordo.

Le leggi attuali saranno smantellate man mano, per far posto a un sistema legislativo maggiormente gravoso per chi, ad esempio, non pagherà una multa, ma diverranno più indulgenti per chi si macchierà diorribili misfatti contro la persona. Queste cose le dicevo oltre trent’anni fa, e stanno avvenendo. Già all’epoca si fiutava l’aria che tirava. Ma mi davano della “visionaria” e sapevo che sarebbe bastato attendere e aver pazienza.

Non chiedetemi più “Allora cosa possiamo fare”? perché di suggerimenti e risposte ne ho date per tanti anni, inutilmente. Ormai, l’unica cosa che si potrebbe fare, è scioperare – tutti compatti – contro la politica e contro il sistema nazionale. Ma non ce lo vedo proprio, il popolo italiano, scendere in piazza a oltranza per chiedere a tutti i politici di fermarsi, e uscire – definitivamente – dal sistema politico nazionale.

No: il popolo italiano vuole “tornare a votare”. Con la stessa legge elettorale creata ad hoc per generare la sospensione del diritto degli elettori di decidere qualcosa.

Buona fortuna. Non trovo altro da aggiungere.




23 maggio 2018

Se gli italiani non hanno il pane, che mangino le brioches

Editoriale di Emilia Urso Anfuso (senzafreni)

Pubblicato sul quotidiano: Gli sComunicati - www.gliscomunicati.it - e su Agoravox Italia

Nelle stesse ore in cui i partiti italiani perdono tempo preziosissimo per decidere che cosa fare del futuro degli italiani, oltre seimila insegnanti – non di ruolo – rischiano di essere declassati a livello contrattuale, e qualche centinaio di insegnanti di ruolo, con contratto a “tempo indeterminato”, rischiano invece di essere letteralmente buttati in mezzo alla strada.

Sono gli effetti choc di una sentenza del Consiglio di Stato, che prevede che il diploma magistrale non sia "abilitante per la professione". Paradossale, in una nazione il cui Ministro dell'Istruzione - Valeria Fedeli - è stata oggetto di scandalo, per non aver mai consguito una laurea ma aver millantato di averlo fatto.

E’ in atto un picchetto stabile, sotto al Ministero dell’Istruzione, ma le forze dell’ordine – capitanate dal governo – non permettono agli insegnanti, che hanno anche più volte fatto lo sciopero della fame – di restare sui gradini del MIUR oltre un orario prestabilito: dalle 09:00 alle 14:00.

Non basta: ogni singolo manifestante è stato identificato, manco fossero aizzatori di folle e violenti contestatori, e come ciliegina finale, gli insegnanti in questione vengono braccati dalle forze dell’ordine, che arrivano persino a fotografarli mentre dormono in auto, pur di continuare la loro protesta pacifica.

Per rendere il tutto ancora più difficile, gli insegnanti che stanno rischiando di restare senza lavoro, senza dignità e senza un futuro, sono costretti a chiedere ogni santo giorno, il permesso di manifestare: significa tornare ogni giorno in questura, per pietire il diritto di lavorare e di avere una vita dignitosa.

Ora provate a fare una ricerca su questa notizia: le grandi testate nazionali non ne parlano da inizio maggio. Non è una notizia “interessante” quanto può esserlo il Royal Wedding, il campionato di calcio o la bieca melina che, dallo scorso 4 Marzo, i politici nazionali non si vergognano di mettere in scena.

Accade in Italia, non in Burkina Faso – dove forse si vive meglio che da noi – e accade nel periodo in cui stanno accadendo in Italia cose di una gravità assoluta, ma svendute come “La soluzione a tutti i mali degli italiani”. E’ così che funziona il sistema di contro informazione nel mondo della politica: dicono le cose al contrario, ma la gente non si è ancora resa conto di come funzioni questo metodo.

Stilano “contratti di governo”, loro, i “salvatori della patria” che non ci mettono nemmeno la faccia alle castronerie scritte in questo documento, visto che è stato deciso  che il premier dovrà essere una testa di legno. Eh si, perché questa strategia di sfilarsi dall’incarico – da parte di Di Maio e di Salvini – non è un  “passo indietro” che denota trasparenza, onestà e responsabilità nei confronti del popolo, quanto una bieca strategia per poter dire, quando sarà palese che le cose che dicono di voler realizzare, che no, non era proprio possibile “cancellare la Riforma Fornero” o “varare il reddito di cittadinanza” o ancora “abbattere le tasse” e “creare posti di lavoro”.

Il presidente Mattarella, che fino a oggi ha dimostrato – non poteva fare altrimenti – una pazienza che Giobbe gli fa un baffo, oggi ha aperto a un chiarimento “Come chiarisce l’art. 95 della Costituzione, il premier non può essere un mero esecutore”. E’ ciò che dico e scrivo da quando i due concordatari parlano di “contratto di governo e premier terzo”. Oggi l’ha dichiarato il presidente Mattarella. Non amo aver ragione su certe tematiche, ma tant’è…

In tutto questo bailamme, sia chiara una cosa: non vi è alcuna certezza che le questioni urgenti per il popolo italiano avranno soluzione.

Solo per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, bisognerebbe prima riammodernare i 500 inutili centri per l’impiego, che negli ultimi anni sono serviti a dare lavoro a circa il 2% degli iscritti.

Dopodiché, potrebbero metter mano a questo reddito di cittadinanza, il cui funzionamento – come ho spiegato più volte – è del tutto simile alla terribile Riforma Hartz 4, che in Germania ha distrutto i diritti dei lavoratori e delle famiglie.

In ogni caso, non se ne potrebbe parlare prima di due anni. Sai quante cose succedono in due anni, in una nazione come l’Italia?

Che dire della promessa di “cancellare la Riforma Fornero”? Non è possibile tecnicamente, ed economicamente, parlando. Mancano le risorse economiche. Quale governo troverebbe 150 e passa miliardi in cinque anni, per far tornare il sorriso sui volti di milioni di italiani?  Nessuno.

Il problema non è tanto “come cancellare la legge Fornero” quanto chiedersi “Perché hanno introdotto la legge Fornero”, ma qui la risposta è semplice: da un lato perché gli enti di previdenza nazionali sono messi molto male coi conti, dall’altro perché nel processo – in atto dal 2008 a inizio della crisi economica mondiale – di distruzione delle classi medie, una delle priorità era proprio togliere il diritto di pensione ai lavoratori, parallelamente al fatto di togliere il diritto al lavoro.

Insomma: stanno accadendo cose di un livello di gravità incredibile. Giocano sempre di più e con maggior violenza con la vita di milioni di persone, non si vergognano a raccontare balle e venderle per verità assoluta un tanto al chilo, trattano gli onesti cittadini come fossero delinquenti da strapazzo…

Cosa manca a questo popolo per rendersi conto della situazione reale? Cosa devono fare, ancora, per dichiarare che il progetto non è certo quello di risolvere i problemi creati proprio dalla classe politica nazionale e anche da quelle a livello internazionale?

Ai tempi della rivoluzione francese, il popolo insorse. E insorse proprio quando – ormai allo stremo e alla fame – si sentì rispondere con la famosa frase: “Se il popolo non ha il pane, dategli le brioche”.

Se il popolo italiano sta davvero aspettando di ridursi alla fame per insorgere, in maniera pacifica ma compatta, davvero non comprendo più i miei connazionali. Che possono anche essere ancora mediamente in grado di assicurarsi una tranquillità economica che gli consente di campare, ma che non stanno comprendendo come, questa tranquillità economica, sia ormai basata su fondamenta molto instabili, e basta un decreto legge, varato nottetempo, per farli ritrovare poveri in canna, e senza alcun futuro, diritto e dignità.

Forse, a molti italiani piacciono le brioche. Io preferisco un pezzo di pane, un filo d’olio e la mia dignità spalmata sopra. Ci aggiungo anche una bella spalmata di capacità critica e di onestà intellettuale: tutti ingredienti di altissimo valore e qualità, che nessuno mai potrà negarmi. Fateci un pensierino, invece di continuare a pietire un poco di dignità, a chi ve l’ha tolta per sempre.




22 luglio 2008

Italiani in crisi economica? Eppure...

Da ogni dove, si parla di una Italia oltre l’orlo della crisi economica. Si contano i giorni per arrivare alla fine del mese, per mettere insieme i soldi del mutuo, per arrivare a poter fare la spesa visti i costi esorbitanti dei generi alimentari, ed ancor più, poter dare energia alle vetture con il pieno carburante dai costi ormai stratosferici.

Una visione da inferno dantesco, che muove a pietà ma lascia perplessi per la totale mancanza di attività di ribellione a questo sistema da parte della cittadinanza italiana.

Sprofondiamo nella palese crisi economica, ma nessuno si ribella. Impoveriamo di giorno in giorno, ma tranne qualche breve intervista – pilotata? – in tv, non si respira aria da “fame nera”.

Per togliersi il dubbio, un giro in città può essere utile a dipanare una situazione ingarbugliata sicuramente per ciò che riguarda i temi economici del Paese, ma ancor più intricata nel comprendere COME la famiglia media italiana arrivi alla fine del mese senza soccombere.

Il mio giro di ricognizione, ha inizio in un famoso centro commerciale di Roma. E’ Lunedì pomeriggio. Immagino di trovare poca gente. In realtà all’entrata, oltre al suono assordante della musica che viaggia per i corridoi, mi accoglie un variopinto e cospicuo numero di persone che si muovono quasi sull’onda della musica.

C’è chi rimane appiccicato al banco dei cellulari e legge e rilegge le caratteristiche del nuovo modello con gps, fotocamera, videocamera, MP3 e macchinetta del caffè inclusa.

Chi si aggira nel reparto abbigliamento e confronta i prezzi di un paio – identico – di bermuda.

Chi viaggia col carrello fra i reparti di verdura e frutta mirando dritto verso il banco carni.

...insomma: un “normale” Lunedì di shopping.

A ben vedere, dall’abbigliamento medio delle persone, appare chiaro che la maggior parte di esse sono sicuramente entrate nel periodo vacanziero, o sono prossime a farlo.

Ma sono qui per valutare l’attendibilità dei “bollettini di guerra” sull’inflazione e la crisi economica, e così riprendo a girare per i reparti.

Nel reparto telefonia, un cartello avverte i clienti che “E’ esaurito l’IPhone tal dei tali che si ritiene in arrivo entro i prossimi 20 giorni...”. Costo: 520 euro. Una follia. E’ circa la metà di uno stipendio medio di una famiglia su tre. Ma tutti abbiamo potuto vedere le file fuori dai negozi allo scoccare della mezzanotte, per assicurarsi il primo esemplare dell’ultimo ritrovato tecnologico così inutile da essere appunto tanto costoso... Un pugno alla povertà.

Una bambina tira la gonna della madre, attratta da uno zainetto rosa con su stampata una Barbie in tenuta da jogging. La vuole assolutamente. Siamo al reparto scuola, che inizia ora a vendere quaderni e matite. La madre finalmente sembra accorgersi della bimbetta. Sospira. Guarda il prezzo del mini zaino: 49 euro. Fa per riporlo. La bambina le strattona la gonna così forte che temo le si possa strappare. La signora riprende lo zainetto e lo deposita nel carrello della spesa. “Ne hai già tre, di zainetti!” ma l’acquisto è assicurato e la bimba ride trionfante.

Ai miei tempi c’era la cartella. E ti doveva durare per cinque anni alle elementari. Alle medie, si usava portare i libri legati con una sorta di cintura. E non c’era il precariato e la crisi economica.

Continuo il mio giro di perlustrazione.

Al reparto detersivi sembra essere scoppiata una rissa. Due signore sulla quarantina alzano la voce e gesticolano. Mi avvicino e tento di capire cosa diavolo stia succedendo. “Non può prendere questa confezione perché è l’ultima e c’ero prima io...” dice un po’ alterata la prima signora “Guardi che semmai, l’ho vista prima io... e non posso prenderne un altro tipo perché sono abituata a questo...” sbircio verso il prezzo del prodotto in questione. Sei euro e cinquanta per uno spray che promette di lavare qualsiasi superfice in tre secondi netti e senza risciacquo.
Con sei euro e cinquanta, ci si comprano cinque litri di latte. Oppure un pollo. O un chilo di carne.
Ma vuoi mettere avere sotto il lavello della cucina, l'ultimo ritrovato della scienza del consumismo? L'unico prodotto davvero INUTILE e talmente caro da armare una guerra per accaparrarsi l'ultimo flacone rimasto sullo scaffale?

Mi viene da pensare a quando si lavavano i panni al fiume con la cenere e si stendevano le lenzuola sul prato per farle venire più candide... così mi raccontava mia nonna. Come avrà fatto a vivere ottant’anni e passa senza “XWY...il superpulitore dai poteri brillanti?...”

Peccato non poterglielo chiedere.

Mi avvicino alle casse e mi metto in fila. Guardo in giro il contenuto dei carrelli. Siamo al venti del mese, ma non scorgo acquisti oculati e da restrizioni economiche.

Doppie confezioni di qualsiasi cosa. Prodotti di marca. Quantità di industriali di merendine e chips vari. Carni già preparate – panate, polpette.. – sicuramente più costose della fettina e dalle polpette da preparare in casa.

Una signora dietro di me, ha una quantità tale di cose nel carrello che sembra rischiare di crollare a terra con tutto il contenuto da un secondo all’altro.

Alla cassa, vedo scorrere nei p.o.s decine di carte di credito e bancomat.

Centodieci euro...zac! Bancomat. Quarantanove euro...zac! Carta di credito.

Pochi i soldi in contanti. Per lo più da persone anziane. Quelle che vogliono sentire il contatto con la cartamoneta come erano abituati da sempre.

Non scorgo facce allarmate. Musi da penuria di pecunia. Espressioni da ossessione da povertà. Anzi...

Probabilmente l’economia è in crisi, ma siamo arrivati ad un altro tipo di economia: quella fittizia. Fatta di bancomat, carte di credito rateali, prestiti vantaggiosi a tutti...

Ci siamo preoccupati per i primi tempi, pochi anni fa. Ma l’avvento dell’economia del prestito e della rateizzazione, ora dipinge le giornate dell’italiano medio che sembra aver perso memoria di vivere ormai il denaro in forma strettamente virtuale e quindi quasi totalmente incontrollabile.

A fine mese arriva lo stipendio. Si pagano le rate del mutuo. Del prestito. Della carta di credito.

Un altro mese di spese virtuali. Fino al mese successivo...

Ecco l’inghippo. Ma siamo ormai troppo presi dal giogo dell’economia della rata, da non accorgerci di non vedere mai una banconota nemmeno a pagarla. Appunto.

Pago il mio sacchetto di patatine . La fila dietro di me, mi guarda disgustata: come si può entrare in un centro commerciale per spendere meno di un euro? Sembrano pensare.

Un signore guarda il mio pacchetto di patatine e poi il suo carrello strabordante. Caccia fuori il portafoglio, e vedo il bordo colorato di una carta di credito.

Prego signori...il giro continua. Fino al prossimo mese. Fino alla prossima rata.




20 giugno 2008

Non provare a nasconderti...

Difficle oggigiorno...passare inosservati.

Siamo controllati dalle telecamere più o meno nascoste.

Inviamo decine di volte al giorno i nostri dati personali via Web, carta di credito, cellulare...

Insomma: se si ha  voglia di poter NON apparire, quasi NON esistere, non c'è scampo:
SIAMO MONITORATI A VISTA quasi 24 ore su 24...da chi: non lo sapremo mai.

Forse, l'ultima trovata - di Orwelliana memoria - sarà l'applicazione dentro le case di telecamere che riprenderanno le nostre azioni anche di notte. Anche al bagno. ...anche.

Perdersi? IMPOSSIBILE. Con tutte le metodiche in atto per tenerci sotto controllo estremo, provare l'ebbrezza di perdersi nel nulla  e provare il brivido di temere di non ritrovarsi non esiste più...

Mi chiedo: come possiamo quindi ancora pensare a come "ritrovare noi stessi" se siamo sempre così noti agli altri??

...bhà.




14 marzo 2008

Italiani: se non avete il pane, mangiate le brioches...

 

Clima sempre più infuocato nei giorni di campagna elettorale. Una risposta di Berlusconi ad una ragazza che lo interrogava su come superare il problema della precarietà, ha riacceso gli animi e prodotto ripercussioni in tutto il mondo politico e nella collettività. Berlusconi ha ironizzato rispondendo che l’unica soluzione alla crisi economica ed alla precarietà che soffocano il nostro paese e le nostre esistenze, è quella di trovare un/a miliardario disposto a maritarci.
 
Immediate le critiche dall’opposizione, ma anche di molti cittadini indignati. Ora il punto è: bisogna considerare la frase come una leggerezza detta da un personaggio che spesso ha mostrato una tendenza alla battuta umoristica oppure dietro questa frase si nasconde la lampante verità che ognuno di noi conosce come ineluttabile?
Io credo che i vertici della nostra nazione, siano arrivati ad un punto tale di intoccabilità da potersi permettere persino di spadellarci in maniera volgare una realtà peraltro ineluttabile: ad oggi nel nostro paese, l’unica speranza per non soccombere è trovare un pollo da spennare… e chi non lo trova, dovrà tirare a campare per spingere una carretta sgarrupata al solo scopo di produrre denaro da versare quasi totalmente nelle casse bramose del potere che utilizza il nostro denaro non per amministrare il nostro paese, bensi per permettersi un’esistenza da nababbi arabi. 
 

In pratica, ci troviamo in una situazione per molti versi simile a ciò che provocò alla fine del ‘700 la Rivoluzione Francese. La media borghesia, all’epoca, appoggiò la rivolta dei contadini, costretta alla fame da un impero avido e totalmente privo di volontà ad ascoltare le necessità della massa.

Siamo in pratica nella stessa posizione di quei contadini, che però opposero resistenza contro chi succhiava loro le vite fino all’ultima goccia.
 
Noi invece eccoci qui, ad indignarci ma a continuare a pagare il nostro pesante obolo, che non servirà mai più a permetterci di sognare un futuro migliore. E la conferma della nostra accettazione totale a questa aberrante situazione, sarà l’andare alle urne il prossimo Aprile. Confermeremo di essere una nazione di persone che meritano il precariato, la povertà, l’assoggettazione totale al potere, la totale mancanza di diritti sociali.
 
Confermeremo con un voto, la nostra assoluta fedeltà al Sistema che ci ha privati di qualsivoglia diritto, pronti una volta in più ad assecondare le regole indegne di chi ci ha portato all’assurdo. Voteremo insomma i nostri aguzzini, forse perchè siamo preda ormai della sindrome di Stoccolma (in cui la vittima si innamora dell’aguzzino) ed è l’unica ragione che riesco ad accettare per comprendere lo sconcertante atteggiamento di reiterata accettazione degli italiani a questa forma assoluta di prevaricazione.
 
In conclusione: non aspettiamoci miglioramenti se noi stessi non siamo in grado di produrli...
 

Buona riflessione a tutti




21 febbraio 2008

Pensate davvero in tanti di andare a votare???


 ...no comment.




permalink | inviato da senzafreni2lavendetta il 21/2/2008 alle 12:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa



19 dicembre 2007

AUGURI A TUTTI PER UN MONDO MIGLIORE

 
a u g u r i

www.gliscomunicati.it

...per chi non ha paura.
E per chi ne ha troppa...



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