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ciò che appare,spesso non è....

...tutti siamo due di uno...

..abbiamo un pò paura...


...pensiamo troppo...

ecco quindi, l'ombra di SenzaFreni

...a parlarvi di Sentimenti...


...a 360°...(Web, il nostro Labpast)

...e attraverso le mie foto...

...farvi soffermare sui particolari...

...con occhi diversi (autoscatto).....

...senza chiuderli...MAI...(Roma)

...specialmente di fronte alla Realtà..

...alle Possibilità...



...alle Assurdità...

.....TUTTO QUESTO E'.....


Ovvero:
SenzaFreni
(anche conosciuta come: Apokalipse)








  


23 maggio 2018

Italia: storia di un paese allo sbando

Editoriale di Emilia Urso Anfuso (Senzafreni)

Pubblicato sul quotidiano Gli sComunicati - www.gliscomunicati.it - e su Agoravox Italia

E’ davvero difficile, in questo periodo, scrivere qualcosa sulla situazione politica nazionale, che non sia già stata scritta. Almeno dalla sottoscritta. Avevo descritto in tempi non sospetti, come le elezioni del 4 Marzo si sarebbero rivelate un’inutile perdita di tempo, almeno per gli elettori.

Avevo scritto, sempre in tempi non sospetti, che nulla sarebbe cambiato, e che nessun “salvatore della patria” avrebbe modificato la situazione nazionale, che – in verità – sta per essere modificata, ma in peggio.

Il problema di chi vede le situazioni in tutta la loro grandezza, e in prospettiva, è sempre quello di vederle prima degli altri. Eppure, non serve certo la palla di vetro, per comprendere cosa accadrà, in special modo in una nazione come l’Italia, in cui non cambia mai nulla. Da decenni.

Come diceva Freak Antoni, artista e intellettuale nazionale: "Non c'è alcun gusto ad avere ragione in Italia".

Eppure, nonostante la situazione politica e socio economica nazionale, sia identica a sempre e peggiori sempre più, la maggior parte del popolo italiano crede, e spera. Personalmente, non sono più in grado di capire, o forse, di accettare questa modalità mentale.

Ok, diciamo che molta gente non ha un livello culturale tale da essere in grado di analizzare le vicende politiche. Ci sta. Diciamo anche, che molte persone preferiscono non guardare alla realtà. Non mi piace, ma ci sta.

Ma come si possa, dopo decenni di mala politica e di aberrazioni di ogni sorta, non vedere ciò che accade e si subisce, e di conseguenza reagire, mi appare sempre più incomprensibile.

L’italiano medio è affascinato dalle parole. Ama seguire la melodia delle bugie, sparate a 3.000 come una sorta di musica di sottofondo, in un orrido balletto propagandistico ormai unico tema centrale di una politica votata solo all’abuso di potere.

E’ tutto talmente palese, che – probabilmente – è insopportabile a molti prenderne atto. Non trovo altra spiegazione.

Cancelleremo la Legge Fornero”! “Daremo il reddito di cittadinanza”! “Cancelleremo le tasse”! “Ridaremo la vista agli orbi”! Ah, no…Questo l’ha detto qualcun altro, che la vista agli orbi – ci dicono – la restituì davvero, e come ringraziamento fu messo in croce. Tipico senso di riconoscenza umano.

Basta davvero poco per ammaliare certi italiani. Un paio di slogan ripetuti a martello, attraverso tutte le reti televisive. Facce sorridenti, di politici ormai avvezzi a prendere per il culo in ogni salsa. Anche se, mentre promettono mari e monti, sanno perfettamente che la verità è l’esatto contrario di ciò che dicono.

Situazione reale attuale: la Riforma Fornero non si può “cancellare”. Anzi. Sarà necessario dare un’ulteriore stoccata ai diritti dei lavoratori italiani. Ce lo chiede l’Europa? No! Ce lo chiede la politica nazionale, che da decenni fa gonfiare in maniera esponenziale il debito pubblico, e in cambio promette all’Europa che a pagare la mala amministrazione della cosa pubblica saranno quei fessi di italiani.

Il reddito di cittadinanza: non se ne parla più. Morto e sepolto. Ma è l’unica notizia positiva, in considerazione del fatto che, quello che voleva introdurre in Italia l’ex movimento, è la copia carbone della temibile Riforma Hartz tedesca, che ha messo in ginocchio il mercato del lavoro, in una Germania che, solo apparentemente, è migliore dell’Italia.

Abbatteranno le tasse e le imposte? Quando mai, anzi…si dovrà ricorrere a un ulteriore aumento dell’i.v.a. che arriverà al 25%, e non è cosa nuova: da qualche anno i governi, quello capitanato da Renzi in testa, giochicchiano al rimpiattino, chiedendo deroghe alla UE sul famoso pareggio di bilancio che non raggiungeremo mai, dal momento che lo Stato continua a costarci un occhio della testa, di spending review manco l’ombra e, di conseguenza, prima o poi dovremo pagare gli sfasci economici, ma con gli interessi.

Nel frattempo, da oltre due mesi paghiamo stipendi a tutti i parlamentari, che non stanno affatto lavorando per l’Italia e gli italiani, ma stanno semplicemente facendo melina, forse per abituare il popolo italiano ad attendere a lungo persino per la formazione di un governo – che l’avrebbero fatta a fare la Legge elettorale che lo consente altrimenti? – così che, una volta giunti alla decisione di comporne uno, in pochi si avrà voglia di analizzare che tipo di governo sarà chiamato a non governare il paese.

Si, hai letto bene: “Non governare il paese”. Perché è questo il punto che nessuno o quasi vuole ammettere: questa nazione non è governata, e non da due mesi, ma è letteralmente stata presa d’assalto da politici e politicanti, gente della strada strappata alla vita comune e messa da un giorno all’altro a decidere per la popolazione, o da delinquenti patentati che dovrebbero soggiornare nelle patrie galere e invece mangiano, gratis e a spese nostre, alla Bouvette.

E’ in atto, da tempo, un sistema dittatoriale contro gli italiani, che non si rendono ancora conto della durezza del regime che stanno subendo, perché per molti al criterio “regime dittatoriale” è legata ancora l’immagine del dittatore che impone con urla e strepiti.

Attenzione: le nuove forme dittatoriali, hanno criteri dissimili da quelli che abbiamo studiato sui libri di storia. I dittatori moderni sorridono a 32 denti mentre – dalle tv nazionali – sciorinano la mazzata quotidiana, svendendola per “soluzione perfetta per un popolo che aspetta”. E resterà ad aspettare, ma non certo la soluzione alle problematiche, sempre più stringenti, create ad hoc per affamare la fascia più estesa della nazione, quella classe media che ormai si avvicina sempre più alla fascia medio bassa, e che consente a pochi di diventare sempre più ricchi e sempre più potenti.

Ricapitolando: tutto ciò che sta per arrivare, non è cosa buona né giusta. Ricorderete questi tempi con nostalgia, ripercorrerete questo periodo come uno dei migliori degli ultimi anni. arriveranno nuove imposte e nuove imposizioni. La povertà avrà la meglio sui diritti civili. Le pensioni sono già un lontano ricordo.

Le leggi attuali saranno smantellate man mano, per far posto a un sistema legislativo maggiormente gravoso per chi, ad esempio, non pagherà una multa, ma diverranno più indulgenti per chi si macchierà diorribili misfatti contro la persona. Queste cose le dicevo oltre trent’anni fa, e stanno avvenendo. Già all’epoca si fiutava l’aria che tirava. Ma mi davano della “visionaria” e sapevo che sarebbe bastato attendere e aver pazienza.

Non chiedetemi più “Allora cosa possiamo fare”? perché di suggerimenti e risposte ne ho date per tanti anni, inutilmente. Ormai, l’unica cosa che si potrebbe fare, è scioperare – tutti compatti – contro la politica e contro il sistema nazionale. Ma non ce lo vedo proprio, il popolo italiano, scendere in piazza a oltranza per chiedere a tutti i politici di fermarsi, e uscire – definitivamente – dal sistema politico nazionale.

No: il popolo italiano vuole “tornare a votare”. Con la stessa legge elettorale creata ad hoc per generare la sospensione del diritto degli elettori di decidere qualcosa.

Buona fortuna. Non trovo altro da aggiungere.




23 maggio 2018

Se gli italiani non hanno il pane, che mangino le brioches

Editoriale di Emilia Urso Anfuso (senzafreni)

Pubblicato sul quotidiano: Gli sComunicati - www.gliscomunicati.it - e su Agoravox Italia

Nelle stesse ore in cui i partiti italiani perdono tempo preziosissimo per decidere che cosa fare del futuro degli italiani, oltre seimila insegnanti – non di ruolo – rischiano di essere declassati a livello contrattuale, e qualche centinaio di insegnanti di ruolo, con contratto a “tempo indeterminato”, rischiano invece di essere letteralmente buttati in mezzo alla strada.

Sono gli effetti choc di una sentenza del Consiglio di Stato, che prevede che il diploma magistrale non sia "abilitante per la professione". Paradossale, in una nazione il cui Ministro dell'Istruzione - Valeria Fedeli - è stata oggetto di scandalo, per non aver mai consguito una laurea ma aver millantato di averlo fatto.

E’ in atto un picchetto stabile, sotto al Ministero dell’Istruzione, ma le forze dell’ordine – capitanate dal governo – non permettono agli insegnanti, che hanno anche più volte fatto lo sciopero della fame – di restare sui gradini del MIUR oltre un orario prestabilito: dalle 09:00 alle 14:00.

Non basta: ogni singolo manifestante è stato identificato, manco fossero aizzatori di folle e violenti contestatori, e come ciliegina finale, gli insegnanti in questione vengono braccati dalle forze dell’ordine, che arrivano persino a fotografarli mentre dormono in auto, pur di continuare la loro protesta pacifica.

Per rendere il tutto ancora più difficile, gli insegnanti che stanno rischiando di restare senza lavoro, senza dignità e senza un futuro, sono costretti a chiedere ogni santo giorno, il permesso di manifestare: significa tornare ogni giorno in questura, per pietire il diritto di lavorare e di avere una vita dignitosa.

Ora provate a fare una ricerca su questa notizia: le grandi testate nazionali non ne parlano da inizio maggio. Non è una notizia “interessante” quanto può esserlo il Royal Wedding, il campionato di calcio o la bieca melina che, dallo scorso 4 Marzo, i politici nazionali non si vergognano di mettere in scena.

Accade in Italia, non in Burkina Faso – dove forse si vive meglio che da noi – e accade nel periodo in cui stanno accadendo in Italia cose di una gravità assoluta, ma svendute come “La soluzione a tutti i mali degli italiani”. E’ così che funziona il sistema di contro informazione nel mondo della politica: dicono le cose al contrario, ma la gente non si è ancora resa conto di come funzioni questo metodo.

Stilano “contratti di governo”, loro, i “salvatori della patria” che non ci mettono nemmeno la faccia alle castronerie scritte in questo documento, visto che è stato deciso  che il premier dovrà essere una testa di legno. Eh si, perché questa strategia di sfilarsi dall’incarico – da parte di Di Maio e di Salvini – non è un  “passo indietro” che denota trasparenza, onestà e responsabilità nei confronti del popolo, quanto una bieca strategia per poter dire, quando sarà palese che le cose che dicono di voler realizzare, che no, non era proprio possibile “cancellare la Riforma Fornero” o “varare il reddito di cittadinanza” o ancora “abbattere le tasse” e “creare posti di lavoro”.

Il presidente Mattarella, che fino a oggi ha dimostrato – non poteva fare altrimenti – una pazienza che Giobbe gli fa un baffo, oggi ha aperto a un chiarimento “Come chiarisce l’art. 95 della Costituzione, il premier non può essere un mero esecutore”. E’ ciò che dico e scrivo da quando i due concordatari parlano di “contratto di governo e premier terzo”. Oggi l’ha dichiarato il presidente Mattarella. Non amo aver ragione su certe tematiche, ma tant’è…

In tutto questo bailamme, sia chiara una cosa: non vi è alcuna certezza che le questioni urgenti per il popolo italiano avranno soluzione.

Solo per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, bisognerebbe prima riammodernare i 500 inutili centri per l’impiego, che negli ultimi anni sono serviti a dare lavoro a circa il 2% degli iscritti.

Dopodiché, potrebbero metter mano a questo reddito di cittadinanza, il cui funzionamento – come ho spiegato più volte – è del tutto simile alla terribile Riforma Hartz 4, che in Germania ha distrutto i diritti dei lavoratori e delle famiglie.

In ogni caso, non se ne potrebbe parlare prima di due anni. Sai quante cose succedono in due anni, in una nazione come l’Italia?

Che dire della promessa di “cancellare la Riforma Fornero”? Non è possibile tecnicamente, ed economicamente, parlando. Mancano le risorse economiche. Quale governo troverebbe 150 e passa miliardi in cinque anni, per far tornare il sorriso sui volti di milioni di italiani?  Nessuno.

Il problema non è tanto “come cancellare la legge Fornero” quanto chiedersi “Perché hanno introdotto la legge Fornero”, ma qui la risposta è semplice: da un lato perché gli enti di previdenza nazionali sono messi molto male coi conti, dall’altro perché nel processo – in atto dal 2008 a inizio della crisi economica mondiale – di distruzione delle classi medie, una delle priorità era proprio togliere il diritto di pensione ai lavoratori, parallelamente al fatto di togliere il diritto al lavoro.

Insomma: stanno accadendo cose di un livello di gravità incredibile. Giocano sempre di più e con maggior violenza con la vita di milioni di persone, non si vergognano a raccontare balle e venderle per verità assoluta un tanto al chilo, trattano gli onesti cittadini come fossero delinquenti da strapazzo…

Cosa manca a questo popolo per rendersi conto della situazione reale? Cosa devono fare, ancora, per dichiarare che il progetto non è certo quello di risolvere i problemi creati proprio dalla classe politica nazionale e anche da quelle a livello internazionale?

Ai tempi della rivoluzione francese, il popolo insorse. E insorse proprio quando – ormai allo stremo e alla fame – si sentì rispondere con la famosa frase: “Se il popolo non ha il pane, dategli le brioche”.

Se il popolo italiano sta davvero aspettando di ridursi alla fame per insorgere, in maniera pacifica ma compatta, davvero non comprendo più i miei connazionali. Che possono anche essere ancora mediamente in grado di assicurarsi una tranquillità economica che gli consente di campare, ma che non stanno comprendendo come, questa tranquillità economica, sia ormai basata su fondamenta molto instabili, e basta un decreto legge, varato nottetempo, per farli ritrovare poveri in canna, e senza alcun futuro, diritto e dignità.

Forse, a molti italiani piacciono le brioche. Io preferisco un pezzo di pane, un filo d’olio e la mia dignità spalmata sopra. Ci aggiungo anche una bella spalmata di capacità critica e di onestà intellettuale: tutti ingredienti di altissimo valore e qualità, che nessuno mai potrà negarmi. Fateci un pensierino, invece di continuare a pietire un poco di dignità, a chi ve l’ha tolta per sempre.



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